giovedì 21 novembre 2013

Difesa del suolo, i soldi inutilizzati così l'Italia ha perso oltre 4 miliardi

Il nostro Paese ha ricevuto cinque miliardi dall'Europa per la messa in sicurezza del territorio, ma oltre quattro miliardi non sono stati usati a causa della burocrazia. Fondi diretti anche alla Sardegna, colpito dalla terribile alluvione di questi giorni



Mentre in Sardegna si contano i danni e, purtroppo, i morti causati dall'alluvione, dalla Commissione Bilancio della Camera arriva la notizia che l'Italia non ha utilizzato 4,3 miliardi di fondi europei per la difesa del suolo.

A parlarne è stato ieri, 19 novembre, il ministro per la coesione territoriale Carlo Trigilia, in un'udienza parlamentare: dei 5 miliardi provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione (Fsc) e destinati alla messa in sicurezza del territorio italiano (tra cui le regioni meridionali, Sardegna compresa) programmati per il periodo 2007-2013, ne è stato utilizzato circa 1 miliardo solamente. Il motivo? Come aveva già spiegato lo stesso Trigilia in un'altra udienza, datata 5 novembre, e come ha ripetuto il 19, il problema sta nella capacità di spesa “dovuta a carenze di tipo progettuale che rallentano o interrompono i processi di realizzazione, senza trascurare l'influenza limitante del Patto di Stabilità Interno sulla capacità di spesa delle Regioni”.

Quindi, i soldi ci sono ma da una parte non vengono trasferiti a causa dell'inadeguatezza dei progetti presentati, dall'altra le risorse legate alla messa in sicurezza del territorio non sono scomputate dal patto di stabilità delle Regioni, che impedisce loro di spendere.

Non è la prima volta che capita: “per il ciclo 2000-2006” continua Trigilia nella sua udienza “per la difesa del suolo, nelle sole regioni del Mezzogiorno, sono stati avviati progetti per oltre 2 miliardi di euro, ma con un effettivo assorbimento del 50% delle risorse finanziarie programmate”.

Quel ciclo di finanziamenti riguardava proprio i piani di assetto idrogeologico, in particolare la messa in sicurezza dei siti, la manutenzione degli alvei, la protezione delle coste e il potenziamento delle strutture della protezione civile. Con il ciclo più recente, iniziato nel 2007 e che si concluderà a dicembre, il quadro ha esteso l'intervento di difesa del suolo e prevenzione dei rischi naturali a tutto il territorio nazionale. “Sono stati pianificati anche interventi di difesa dei litorali e dei sistemi costieri, per la prevenzione e mitigazione dei rischi naturali (compreso il rischio sismico e vulcanico), nonché la promozione di progetti di ricerca per sviluppare progetti di difesa più sicuri” spiegava Trigilia a proposito di come sarebbero dovuti essere impiegati questi fondi. Peccato che di queste risorse e di quelle precedenti l'Italia ne abbia utilizzate rispettivamente un quinto e poco meno della metà.

Uno spreco imperdonabile per un Paese che, come denunciato dai dati del Corpo Forestale, conta 5,8 milioni di cittadini esposti al rischio idrogeologico in una superficie pari al 10% dell'Italia.

Trigilia non vuole che questo si ripeta, dice. Per questo ha proposto un emendamento alla Legge di Stabilità relativo al nuovo ciclo che dovrà iniziare nel 2014 e che vede uno stanziamento complessivo di 54 miliardi di euro, emendamento che potrà consentire lo scorporo di queste risorse dal rapporto deficit-Pil del 3% imposto dall'UE. E lo stesso premier Letta a Olbia si è impegnato con i sindaci affinché i costi della ricostruzione fossero conteggiati fuori dai vincoli di bilancio imposti dall'Europa.

Di fronte alla potenza della natura il superamento dei vincoli europei e un'organizzazione puntuale da parte dell'Italia, probabilmente, non sarebbero stati comunque sufficienti. Ma guardando le immagini della Sardegna viene perlomeno il dubbio che parte del disastro poteva essere evitato.

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