martedì 26 febbraio 2013

E mentre l'Italia fallisce Napolitano è già "fuggito" in Germania

Tempesta perfetta: Napolitano non può sciogliere le Camere. Senato spaccato

 


”Potremmo trovarci davanti alla tempesta perfetta, il sistema e’ in blocco e in questo momento potrebbe non esserci un sistema di sblocco”, anche perche’ il presidente della Repubblica, con la nascita della nuova legislatura, in base all’articolo 88 della Costituzione non ha piu’ il potere di sciogliere le Camere. A dare il senso della possibile gravita’ della situazione e’ il costituzionalista Michele Ainis che in un’intervista all’ANSA definisce alcuni scenari possibili di una situazione politica del tutto nuova per l’Italia. Anche perche’, osserva, con il voto di oggi e’ ”finito un ventennio di sistema bipolare e si e’ passati ad un sistema tripolare, nel quale due poli dovrebbero allearsi escludendo il terzo polo”. Ma il punto evidente e’ che oggi ”i tre nuovi Poli, cioe’ Pd, Pdl e M5s, non sono coalizzabili e cio’ provoca lo stallo”.

 Ma e’ la complessita’ del percorso costituzionale che rappresenta davvero un’incognita per l’Italia e le forze politiche che saranno chiamate a grandi compromessi e cessioni di sovranita’ per non far ‘impallare’ il sistema. ”L’articolo 88 della Costituzione (”Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”) prevede che – spiega Ainis – il presidente non puo’ sciogliere gli ultimi sei mesi del mandato a meno che non coincida ‘in tutto o in parte’ con la fine della legislatura. Ma oggi inizia una nuova legislatura e quindi non puo’ sciogliere”. Non basta: ”si insedia un nuovo Parlamento, e uno dei primi atti e’ quello di eleggere i presidenti di Camera e Senato. Siamo sicuri che si riuscira’ ad eleggere il nuovo presidente del Senato?”, si chiede il costituzionalista.

Conseguenze non da poco anche per il Quirinale che potrebbe trovarsi di fronte ad una Camera che non riesce ad eleggere il proprio presidente, e neanche i gruppi parlamentari. ”Ci potremmo trovare – aggiunge – in una situazione in cui il presidente non solo non potrebbe sciogliere le Camere ma neanche consultare i gruppi parlamentari…”. Naturalmente questi sono i rischi che, pur reali, possono essere superati grazie ad accordi politici: ”se i partiti trovano un accordo sul presidente del Senato questo si puo’ positivamente proiettare sulla formazione del Governo ed anche sull’elezione del futuro presidente della Repubblica”.
 (tratto da: Fonte)

E’ CONFERMATO: SENATO INGOVERNABILE

Prima gli instant poll consegnano la vittoria al centrosinistra, poi le proiezioni frenano regalando il Senato a Silvio Berlusconi. E alla fine i risultati reali (leggi la cronaca ora per ora) confermano un sostanziale pareggio tra la coalizione del Cavaliere e quella di Bersani al Senato e la vittoria di un soffio del centrosinistra alla Camera, dove però la legge elettorale garantisce un premio di maggioranza blindato, pari a 340 deputati su 630. Risultato: da un lato la quasi certa ingovernabilità e dall’altro la sconfitta (in parte inaspettata) del leader democratico, schiacciato dal successo del partito di Grillo e dalla rimonta (a forza di comparsata televisive) di Berlusconi. E ora per il capo del centrosinistra la smacchiatura del giaguaro diventa un incubo che potrebbe significare dimissioni. Destino comune per Nichi Vendola che al Senato strappa il 2,99%.

SENATO SENZA MAGGIORANZA
A palazzo Madama, il centrosinistra la spunta di un punto percentuale ritrovandosi, però, con meno poltrone del centrodestra. E così, a 60.424 seggi scrutinati su 60.431, Bersani-Vendola si attestano al 31,63%, con il centrodestra al 30,71%. Ma il premio di maggioranza garantito dal Porcellum complica il conteggio dei seggi. Le stime non definitive danno 119 seggi al centrosinistra, 110 al centrodestra, 56 al Movimento 5 Stelle e 19 a Scelta civica di Mario Monti, ma il calcolo definitivo potrà essere fatto soltanto a bocce ferme. 
I dati regione per regione restituiscono infatti un quadro ben diverso da quello disegnato dai sondaggi degli ultimi giorni. A partire dalla Sicilia, dove M5s si laurea primo partito, con il centrodestra  al 26,89%, mentre la lista di Bersani-Vendola fa segnare poco più del 18,58%. Nella decisiva Lombardia, Berlusconi e Lega veleggiano poco sotto al 40%, lasciando il centrosinistra al 27%. Niente da fare anche per la Campania che sulla carta doveva andare al centrosinistra. Anche qui vittoria del centrodestra. Risultato: per Bersani niente maggioranza in Senato. Di più: Berlusconi e Lega si portano a casa 125 seggi, mentre al centrosinistra ne vanno 118, 55 al Movimento cinque stelle e Monti 10.  I dati reali confermano anche un altro dato: la sconfitta di Nichi Vendola. E non solo perché Sel prende meno del 3%, ma anche perché a livello regionale la Puglia premia il centrodestra con il 34%, bocciando l’alleanza di Bersani. 

CENTROSINISTRA, A SCRUTINIO QUASI CHIUSO SUCCESSO RISICATO ALLA CAMERA
Il centrosinistra conquista la Camera di un soffio, meno dello 0,5% dei voti. Incerto fino all’ultimo il risultato. Il centrosinistra di Bersani è in vantaggio, ma di un soffio, sul centrodestra di Berlusconi. Con 61.441 sezioni scrutinate su 61.446, il centrosinistra è al 29,54%, il centrodestra è al 29,18. La differenza in termini assoluti è di 126mila voti. La vittoria a Montecitorio, data per scontata sin dall’inizio della campagna elettorale e che garantisce la maggioranza assoluta con il premio di maggioranza, non è ancora certa, anche se il Pd proclama la vittoria.
 (Fonte)
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