mercoledì 25 gennaio 2012

L’ITALIA DEGLI SFIGATI


Caro Vice Ministro Martone,
in Italia è troppo facile essere fraintesi, è troppo facile cadere nel circo mediatico nazionale e rischiare che un messaggio positivo si trasformi in qualcosa di diverso. Io, come tanti, comprendo che il suo intento era trasferire a tanti ragazzi e famiglie uno sprone a fare di più e meglio. Ma vede, lei riveste un ruolo e una posizione particolare, sia per l’ importanza del suo Ministero sia per il modo con il quale è arrivato a rappresentarlo. Infatti il suo compito, come quello del governo Monti tutto, è senza dubbio quello di riformatore. Un compito chiesto a gran voce da questo Paese e dalla Comunità Europea. Un compito tradito sempre da tutti i passati governi politici e che oggi non può più essere ritardato, pena il futuro dell’Italia e dei suoi giovani.
Nonostante questo, vorrei però anche aggiungerle che il Paese degli sfigati è altro dai 28enni che spesso si laureano tardi a causa di un sistema universitario lento e farraginoso o per problemi economici, tantissimi lavorano alla bell’e meglio per potersi permettere gli studi.
Se di sfigati si vuol parlare, allora ci si deve riferire a quanti hanno 28 anni, laurea e master in tasca, ma non riescono a trovare occupazione; a quanti hanno voglia di lavorare, imprendere e scommettere, ma non trovano qualcuno che gli dia credito morale e materiale, soprattutto al Sud; a quanti scontano di vivere in un Paese come questo, dove la gerontocrazia diventa sempre più autoreferenziale a scapito dei suoi giovani.
Molti di noi si sentono sfigati perché la burocrazia, la giustizia, il welfare, lo Stato sembrano assenti, lenti: non funzionano.
Spesso ci sentiamo sfortunati perché, a differenza dei nostri genitori, non abbiamo garanzie, perché dovremo lavorare almeno 43 anni, perché entriamo nel mercato del lavoro tardi, perché dobbiamo chiedere troppo spesso aiuto a parenti e amici o ai potentati di turno per poter sperare di affermarci, perché il merito in Italia quasi mai viene riconosciuto.
Altri che hanno visto riconosciute le loro qualità e il loro impegno si sentono sfigati lo stesso, perché per lavorare hanno dovuto lasciare la casa, il Paese, gli affetti, certo senza la valigia di cartone degli anni ’50, ma con il cuore e la mente pieni di passione ed idee (che magari avrebbero fatto un po’ più grande il nostro Paese e non altre nazioni!).
Altri ancora si sentono sfigati perché credono nel rispetto della legge, dello Stato, nel pagare i tributi, nelle regole, nei doveri e nei diritti che quasi mai riescono, però, ad esercitare. Ciò nonostante provano, scommettono nel cambiamento e non con vuote parole, ma con impegno, azioni, caparbietà, coraggio quotidiano: qualità che fanno, ci fanno, sfidare sistemi, muri ed ostacoli che ad altri cittadini europei sembrerebbero insormontabili.
Insomma, qualche volta siamo presi dallo sconforto e ci sentiamo sfigati non perché abbiamo conseguito prima o dopo la laurea, ma perché italiani… dura solo un attimo, però, poi rinasce in noi la consapevolezza e l’orgoglio di essere cittadini di un bellissimo e straordinario Paese, primo al mondo ieri per tante cose. Oggi e domani capace ancora di primeggiare proprio per i suoi giovani: se ne è accorto il mondo, speriamo lo faccia presto anche l’Italia!
(Da www.caffenews.it di Angelo Bruscino)
Stampa il post

Nessun commento:

Posta un commento